Durante i lockdown imposti dall’emergenza Covid-19, si è affermata l’idea, non sempre corretta, che gli studi odontoiatrici, al pari di altri centri medici specializzati, potessero restare indisponibili e fruibili solo per affrontare le emergenze.
Tale impostazione è chiaramente carica di conseguenze negative, perché in un solo colpo si rischiano di cancellare tutte le altre attività sanitarie che i centri medici svolgono in termini di controllo e prevenzione.
E tuttavia, in una fase di rischio pandemico acuto, talvolta i governi, con l’accordo delle parti sociali interessate, hanno intrapreso questa strada, come male minore. Approfondiamo insieme l’argomento dei principali protocolli in odontoiatria nelle prossime righe.
Le emergenze di uno studio odontoiatrico
Per quanto riguarda l’odontoiatria italiana, non vi è stata alcuna vera limitazione imposta dall’alto, lasciando ampi margini di discrezionalità a professionisti e centri medici, circa la valutazione della gravità dell’emergenza. Ordine dei medici e sindacati di categoria hanno, quindi, consentito ai professionisti del settore di procedere con un’analisi dell’emergenza, basata oltre che sull’esperienza anche sulle indicazioni provenienti da associazioni nazionali e internazionali. Molto opportune si sono rivelate, ad esempio, le raccomandazioni, espresse dall’American Dental Association (ADA), che ha stilato un elenco di emergenze sanitarie dentali tanto ampio, quanto definito.
In primo luogo, si sono considerate situazioni di emergenza, benché eccezionali, quelle in cui il paziente arriva fino rischia per la sua stessa vita. Ci riferiamo a situazioni di sanguinamento non controllato e profuso, a diffuse infiammazioni batteriche dei tessuti intra ed extra-orali, che rischiano di ostruire le vie aeree, ad eventi traumatici che coinvolgono il distretto maxillo facciale con potenziale ostruzione delle vie aeree.
L’ADA ha incluso tra le emergenze un elenco di nove situazioni cliniche: Pulpite acuta dolente, Osteite post-estrattiva, Disodontiasi di un terzo molare, Ascesso con dolore e tumefazione, Frattura dentale con dolore e trama dei tessuti molli, Trauma dentale con avulsione o lussazione, Trattamento dentale richiesto prima di terapie mediche critiche, Cementazione definitiva di ponti o corone nel caso in cui il provvisorio è andato smarrito o fratturato o ci si trova in presenza di una irritazione gengivale, Biopsia di una lesione sospetta.
Situazioni cliniche gravi ma non come quelle appena elencate, possono essere considerate certamente, sempre secondo l’ADA: Dolore per carie dentale estesa o per perdita di un restauro, Rimozione di sutura, Riparazione o Ritocco di una protesi rimovibile, Adattamento di protesi rimovibile in un paziente oncologico in radioterapia, Rifacimento di un’otturazione provvisoria in un paziente in terapia endodontica con pregresso dolore ed ascesso, Dolore e irritazione della mucosa orale da bracket, filo ortodontico e piercing.
Restano certamente importanti, sebbene ad un gradino inferiore, in termini di emergenza, altre situazioni cliniche quali: i richiami delle visite periodiche di controllo, le sedute di igiene orale a cui il paziente si sottopone periodicamente, le terapie ortodontiche (escluse le C6), le estrazioni di elementi asintomatici, la restaurativa, incluso il trattamento di carie asintomatiche e infine, i trattamenti estetici.
L’emergenza odontoiatrica e il Covid
Augurandoci che la carica virale non raggiunga più i livelli del 2020, il tema dell’emergenza sanitaria e di come farvi fronte in modo efficace, resta attualissimo anche in fasi ancora non troppo tranquille, come quella attuale. I centri medici sono, infatti, interessati dai contagi anche rispetto al personale medico e paramedico e devono pertanto adoperarsi in una condizione comunque emergenziale. Un elenco di priorità sulle emergenze aiuta di certo a razionalizzare gli appuntamenti con i pazienti in tempo di pandemia.
